La conca di Agliate (Parco)

La conca di Agliate oggi comprende: il parco della Rovella e il parco della Basilica.

Fino agli anni ‘60 il luogo era chiamato “ai prati” o “al Gorgone”.

E’ attraversata da una roggia che ne ha modellato la piccola valle.

Questa roggia raccoglie tutte le acque piovane e delle sorgenti di sette colli e infine sfocia nel Lambro.

I sette colli erano quelli di Zoccorino, del Simunt (Briosco), del Beldosso, della Cassinetta, della Boffalora, della Costa e della Rovella. Da questi il nome popolare usato dagli anziani, “roggia dei sette colli”.

Il parco della Rovella è carico di storia dell’uomo e di storia naturale con i suoi pendii, le rocce, le acque e la vegetazione boschiva, che ancora porta tracce di un impianto intenzionale, legato ai sentieri che scendevano a valle, come in un giardino.

Per maggiori dettagli visitare la pagina cliccando qui: Le aree verdi della Conca di Agliate.

La valle si è sempre prestata, per la sua conformazione, a luogo di culto e a forme di religiosità sia arcaiche che moderne ma pure, per le sue caratteristiche naturali), ha costantemente avuta la funzione di sostentamento e benessere per la comunità.

Dalla Casa di Riposo si vedono i profili dell’architettura anni ‘60 delle scuole elementari di Costa e Agliate e più sotto il pedonale che porta alla cascina Boffalora.

Sulla destra si scende lungo una “scalotta“  per entrare nel parco della Rovella.

Sulla sponda sinistra del parco ci accompagna la parete verticale di ceppo traforata di grotte, sopra cui sorge Costa Lambro.

Superato Realdino e le sue famose Grotte un altro costone in conglomerato di ceppo lombardo fa da serbatoio acquifero carico di sorgenti che lo punteggiano fino alla località sette gocce. Questa zona, oggi nascosta tra la vegetazione, era stata trasformata in un giardino roccioso, con vialetti, scalini, panche e giochi d’acqua che uscivano da grotticelle, poi utilizzate come riserve idriche per un opificio. La località è nota come “ai Morganti” e il primo insediamenti industriale fu di Domenico Staurenghi di cui si ricorda l’altissima ciminiera.

 

Immagini