Il cimitero di Carate

Il sito prescelto per il nuovo cimitero fu visitato da Carlo Cattaneo nel 1835 quando accompagnò la salma del suo maestro Gian Domenico Romagnosi (1761 – 1835), morto a Milano, per essere tumulata nel vecchio cimiterino del “Loghetto”.

Romagnosi aveva scelto di essere sepolto “nel suo Carate”, perché nel nostro paese aveva avuto per molti anni ospitalità cordiale e generosa nella casa del suo grande amico Luigi Azimonti. 

Cattaneo lasciò scritte queste parole “ …. sono andato con Luigi Azimonti a trovare il luogo di un nuovo cimitero, in un ameno poggio sulla costa del Lambro ….” dove in futuro avrebbe riposato il grande statista giureconsulto e filosofo. 

Il progetto del nuovo camposanto prevedeva una importante architettura che doveva sorgere attorno al monumento a Romagnosi. Approvato dall’amministrazione comunale, il progetto fu però respinto dalle autorità austriache, contrarie e ostili verso Romagnosi per una sua supposta appartenenza alla Carboneria.

Mappa

La cappella Cusani Confalonieri

La costruzione, su progetto ridimensionato, fu completata nel 1845 e al centro, dirimpetto all’ingresso, fu costruita la cappella a suo tempo progettata per accogliere le spoglie di Romagnosi. La cappella, che era comunale, fu acquistata dalla vedova Azimonti, Lodovica Boga, e dal marchese Ferdinando Cusani Confalonieri con cui si era unita in seconde nozze. La cappella, ora Cusani Confalonieri, fu ampliata con la costruzione della cripta in cui, nel 1847, furono traslati i corpi di Gian Domenico Romagnosi e di Luigi Azimonti, ai quali si aggiunse quella di Matilde la giovane figlia dell’Azimonti.

Nel 1848 i resti mortali di Gian Domenico Romagnosi subirono un grave affronto. Terminata la gloriosa avventura delle Cinque Giornate di Milano e del Governo Provvisorio della Lombardia, tornati gli austriaci, la cappella dovette subire un’ispezione alla ricerca di armi, tamburi e bandiere tricolori del Governo Provvisorio, che una voce anonima aveva denunciato fossero stati lì nascosti ad opera del Cusani.

Nonostante le proteste del marchese Ferdinando Cusani Confalonieri, che disse “Se non i vivi, rispettate almeno le ossa di Romagnosi”, gli sgherri austriaci, dopo essere scesi nella cripta e non aver trovato nulla, scoperchiarono anche la bara che conteneva i resti del grande filosofo.

Nel 1849 la cappella fu arricchita dai monumenti funebri eseguiti dallo scultore Democrito Gandolfi allievo del Canova: due erme con i busti di Romagnosi e di Azimonti, e il monumento al naturale per Matilde, la figlia di Azimonti, giacente sul letto mortuario.

Sepolcro Battaglia 

Posto esattamente a fianco della cappella Cusani Confalonieri giace un sepolcro, oggi dall’aspetto trascurato, che accoglie le spoglie di un eroe garibaldino, Giacomo Battaglia, n. 1831 e caduto nel 1859 nello scontro con gli austriaci a San Fermo.

L’epigrafe, oggi poco leggibile, così lo ricorda: “Giacomo – cara promessa alla Patria – per nobiltà d’animo d’ingegno – e forti studi – impugnate le armi – per riscatto – Italiano – cadde estinto – a S.Fermo – il 27 maggio 1859 – ricevendo nel feretro – la medaglia – dei prodi”.

I Battaglia avevano in Carate una villa. Giacomo fu giovanissimo collaboratore di Carlo Tenca ed ebbe tra i suoi maestri Cesare Correnti e Carlo Cattaneo.  Fu tra i volontari che nei 1859, alle prime avvisaglie della seconda guerra d’Indipendenza, si arruolarono nei Cacciatori delle Alpi al seguito di Giuseppe Garibaldi.

Durante una sosta al campo egli scrisse ad un amico “….voglia il cielo che una volta conquistata la Patria, ci sia lecito vivere in Essa tranquilli ed incruenti cittadini e tornare ai miti studi ….” . Patria che non gli fu possibile vedere unita ed indipendente, ma che contribuì col suo sacrificio a realizzarla.

Il 27 maggio 1859, durante l’avanzata per la liberazione di Como, a San Fermo (ora detto della Battaglia) vi fu lo scontro tra austriaci e garibaldini. La sua compagnia fu la prima ad iniziare l’attacco e Giacomo Battaglia fu tra i primi caduti. Aveva ventotto anni. La sera della battaglia, i suoi compagni trassero dal suo viso un calco in gesso col quale fusero in bronzo la sua effigie, che fu poi posta nelle sale garibaldine del Museo Civico di Como.

Giacomo riposa accanto al padre Giacinto scomparso due anni dopo, nel 1861.

La Cappella Arangi Lombardi

E’ una costruzione dal sapore moresco che si sviluppa su una pianta quadrata, aperta ai lati da grandi archi acuti e sormontata da una cupola il cui interno e’ rivestito da un suggestivo mosaico azzurro. Al centro e’ posto un monolite dove riposa la cantante lirica Giannina Arangi Lombardi (1891-1951).

Calcò il palcoscenico de “La Scala” di Milano: cantò in Aida e in La Gioconda nel 1926.  Fu stella della stagione seguente del teatro milanese sotto la direzione di Arturo Toscanini: interpretò Santuzza e fu Lenora nel Trovatore. L’opera che le diede maggior successo fu ” L’Aida” che interpretò sempre alla Scala con Toscanini nel 1929. Considerata dal Maestro una delle migliori interpreti delle opere verdiane la diresse per molte stagioni.  Compì numerose tournées all’estero finche’ si ritirò dalle scene nel 1938 per dedicarsi all’insegnamento al conservatorio di Milano e successivamente ad Ankara.

La Cappella Galli

L’impianto architettonico della tomba è di stile romanico con pareti di ciottoli e pietre nelle quali sono inseriti alcuni fregi marmorei. La tomba ha notevole valenza artistica soprattutto per il sarcofago di epoca romana posto nella parete di fondo. Il suo bassorilievo, rappresentante una scena di battaglia, è visibile anche dall’esterno tramite un’apertura di vetro.

Notevoli sono anche le vetrate artistiche: sul retro in una trifora con la Vergine e gli Angeli, e un tondo raffigurante San Cristoforo, posto a lato dell’entrata.

Angelo in marmo 

scultura del 1871 di Ambrogio Borghi eseguita per la distrutta cappella della famiglia di Bernardo Caprotti: la famiglia si estinse con mons. Pietro Caprotti, missionario e vescovo di Abido – Hyderabad (India), e della sorella Marietta che in vita donò lo stabile alle Madri Canossiane e lasciò tutti i suoi beni per la fondazione dell’Ospedale di Carate.

Ambrogio Borghi (1848-1887) fu uno dei più apprezzati scultori della sua epoca, astro nascente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, di cui ottenne la cattedra di modellato a 32 anni. Nei Musei civici di Monza è presente un suo bozzetto raffigurante “Berenice”.