Il borgo di Carate

Il punto di partenza, con possibilità di parcheggio (escluso il lunedì) è il viale San Bernardo (via D.Minzoni) e la piazza Caduti per la Libertà

– Scendere lungo il viale alberato per raggiungere:

01) Oratorio della Beata Vergine e di san Bernardo – (Madonna di san Bernardo).

Sin dal ‘500 era nota l’esistenza di una cappella absidata dedicata a san Bernardo. Nella conca absidale era presente un affresco della Madonna col Bambino incoronata da Angeli.

Nel 1589, a spese della comunità, la struttura fu ampliata e trasformata in chiesetta salvando la muratura con l’affresco. Nel 1619 la chiesetta fu dedicata anche alla Madonna e vennero aggiunti il campaniletto e la sacrestia. Nei secoli che seguirono la chiesetta fu anche utilizzata come scuola, sede di confraternita, lazzaretto per i colerosi e sala per adunanze.

Nel 1898 l’oratorio fu completamente ricostruito, salvo il campanile. L’affresco della Madonna, attribuito a un seguace del Bergognone, fu staccato, trasferito su tela e posto come pala dell’altare. La facciata fu decorata con il tradizionale cotto lombardo. Sul davanti si ampliò la stretta via S. Bernardo creando un viale alberato.

Nel 1965 si intervenne nuovamente: il cotto della facciata fu sostituito da marmi e il timpano decorato con un altorilievo di san Bernardo. La pala con la Madonna fu restaurata e riportata all’aspetto originario.

L’Oratorio è posto all’incrocio di più strade:

1) la via Milite Ignoto conduce in valle verso il Cimitero e ad Agliate.

2) La via Garibaldi si dirige verso Verano e sul suo percorso si incontrano il Castello Formenti e la Villa Negri.

3) Il viale Giuseppe Mazzini porta alle Scuole Romagnosi e fiancheggia il parco di villa Cusani.

4)Il già citato viale San Bernardo (don G.Minzoni) e il Corso della Libertà dove potrete vedere:

02) Ex Casa del Fascio.

L’edificio ha una lunga storia che inizia nel 1905, nato come sede della Società di Mutuo Soccorso fu da subito completato con un salone per spettacoli chiamato Teatro Excelsior, finanziato dall’industriale tessile Domenico Staurenghi. Nel primo dopoguerra il salone cambiò proprietario e rinominato cinema teatro Unione. L’arrivo del regime fascista trasformò la sede della Società in Casa del Fascio e il teatro in cinema Littorio. Poco prima della fine degli anni ’30 lo stabile subì un ampliamento e il rifacimento della facciata nello stile dell’epoca e rinominato Palazzo del Littorio. Dopo la Liberazione il palazzo, passato di proprietà comunale, fu sede di varie associazioni e il teatro denominato “cinema Italia”. Nei primi anni ’90 il palazzo fu ceduto a privati e nuovamente ristrutturato.

– Poco oltre si apre la

03)Piazza Cesare Battisti

Su due lati della piazza di aprono i palazzi comunali, il nuovo e il vecchio. Al centro, nel giardino che costeggia la via centrale del paese, è posto il semplice Monumento alla Resistenza, opera di Enrico Mason.  Un masso erratico in serpentino proveniente dalle montagne della Valtellina e una serie di traversine di legno infisse nel terreno legate da piante sempreverdi, offrono nella loro scarna semplicità un percorso simbolico per indicare la Resistenza e i suoi valori.

Si prosegue oltre transitando sotto al passaggio coperto a lato del Comune. Sul muro alcune iscrizioni ricordano personaggi illustri caratesi.  Un bassorilievo in bronzo, opera dello scultore Santo Caslini, raffigura il prof. Giuseppe Masera, illustre figura di medico che per 35 anni fu primario chirurgico dell’Ospedale di Carate. Meritò la medaglia d’argento al valor militare per la sua opera di chirurgo alpino nella Grande Guerra.

Si giunge in un ampio slargo

04) Piazzetta (senza nome) alle spalle dell’edificio comunale – via Francesco Cusani

– Torre dell’acquedotto (ex Torre Littoria)

Durante il ventennio fascista, progettata alla fine del 1934 e terminata nel 1936, fu innalzata la torre che ospita sulla sua sommità un serbatoio della capacità di 300 mc per la distribuzione dell’acqua potabile. L’opera, che rispecchia lo stile razionale o modernista dell’epoca, è esemplare per la miglior definizione di “Torre Littoria” destinata a celebrare i fasti delle opere pubbliche del regime. La torre è costruita in cemento armato rivestito con intonaco bianco con finitura imitante il marmo travertino. All’esterno dell’ultimo piano, sotto l’orologio, era applicato un grande fascio littorio.  

– Monumenti e Opere scultoree:

Al centro della piazzetta è posto il monumento dedicato ai Caduti di Nassiriya (12 novembre 2003).  Su una bassa colonna è posta la scultura in bronzo di cavallo e cavaliere, intitolata “L’eroe”. Un’opera del 1991 di Giuseppe De Feo (Seregno 1914-2000).

A lato della sede della Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza è posto il gruppo scultoreo in bronzo eseguito nel 1971 dallo scultore Santo Caslini (Carate B.za 1912-1999). E’ composto da un cavallo accompagnato alla briglia da una donna e cavalcato da Mercurio. Il cavallo è il simbolo della Banca – allora Cassa Rurale e Artigiana di Carate Brianza – e ne rappresenta la forza, l’intelligenza, la dinamicità e la prodigalità nelle fatiche quotidiane dell’uomo. Mercurio e la donna rappresentano rispettivamente il Commercio e l’Industria, linfe vitali di tutta l’Economia.

– Percorrere la via Manzoni che si apre di fronte alla Banca:

05) Palazzo ex Canossiane.

Fu donato alla Parrocchia dalla signora Marietta Caprotti, erede universale di Bernardo Caprotti. Lasciò poi (1900) tutti i beni restanti per l’edificazione dell’Ospedale cittadino. 

06) Via Pietro Verri (ex via del Forno)

una delle più antiche strade caratesi. Dopo pochi passi si apre sulla destra una corta via chiusa da un misterioso portone. Da quello si accedeva al Giardin del Bass, un grande parco secolare scomparso in una lottizzazione nel 1926. Un’ala del palazzo padronale Bassi Greppi, al quale fu aggiunta una facciata in stile neoclassico, diventò poi sede locale della Cassa di Risparmio e ora ospita la sede dell’ACLI.  Il palazzo è raggiungibile da via Giacomo Matteotti che inizia da piazza IV Novembre.

– Al temine si giunge nella

07) Piazza IV novembre.  

E’ la piazza principale di Carate, formata da uno slargo trapezoidale leggermente in salita, che rappresentava il centro del borgo storico. Abbastanza ampio – si racconta – per accogliere il 5 agosto 1848 il generale Garibaldi e la colonna dei suoi soldati, che sostarono per riposare e per dissetarsi attorno al grande pozzo comunale dell’acqua potabile.

non appena si giunge in piazza appare 

07.1) Il settecentesco palazzo Tagliabue, Buttafava, Rossi

con l’ampia e artistica cancellata in ferro battuto e con la facciata rivolta al giardino. A lato, sull’omonima via san Giuseppe, si apre la cappella dedicata al santo. Un cartiglio indica la data di costruzione: 1760.

– Al centro della piazza, sopra un’ampia scalinata troneggia

07.2) L’imponente e antico campanile romanico (XII-XIII sec), traforato da un triplo ordine di bifore e trifore. Nascoste tra le bifore e nella struttura muraria si potranno scoprire piccole sculture: alcune teste umane e anche la testa di un animale fantastico posto sullo spigolo di SO. Il campanile era posto a lato della chiesa romanica a tre navate dedicata a sant’Ambrogio che fu completamente demolita alla fine del ‘700.

L’attuale cella campanaria fu elevata nel 1767 per consentire l’installazione di un concerto di cinque campane.

– Alla sommità della scalinata entrare dalla porta laterale sinistra nella

07.3) Chiesa prepositurale intitolata ai SS. Ambrogio e Simpliciano

Fu edificata unificando le due parrocchie caratesi. Una sorgeva nello stesso luogo e l’altra, di san Simpliciano, era situata fuori dal borgo in direzione di Albiate. 

La chiesa, la cui costruzione rappresentò “una travagliata epopea” durata molti decenni, sorge sulle fondamenta dell’antica chiesa romanica. Il progetto finale fu quello dell’architetto Simone Cantoni del 1801, mentre la facciata dovette attendere sino al 1880.

La facciata neoclassica è opera dell’architetto Carlo Colombo e si deve alla munificenza della nobildonna Isabella Buttafava Mangiagalli che sostenne i costi della costruzione. Racchiusi in quattro nicchie, su due ordini, sono le statue dei santi titolari, Ambrogio e Simpliciano, e, nell’inferiore, S. Sebastiano e S. Girolamo. Quest’ultimo fu voluto dalla vedova Buttafava in ricordo del marito.

Il portone centrale è rivestito da lastre di rame decorate a sbalzo con immagini moderne disegnate dall’artista caratese Flavia Maggioni.

L’interno della chiesa denota l’impronta di un maturo neoclassicismo, dovuto soprattutto all’architetto ticinese Simone Cantoni che fra il 1803 e il 1807 proseguì il lavoro inizialmente impostato da Gaetano Faroni. Lo spazio è organizzato in un’unica vasta navata, con le pareti laterali in cui si innestano tre arcate per parte divise da coppie di possenti semicolonne. Le due arcate centrali ospitano, sulla sinistra, la Cappella del Crocifisso – dominata da un grande crocifisso ligneo e da due tele seicentesche con Cristo inchiodato alla croce e con una Pietà e, sulla destra, la Cappella della Madonna del Rosario con la statua in legno dorato della Vergine, contornata da quindici quadretti con i Misteri del Rosario (dipinti a olio su rame, del Seicento), una Annunciazione e una Adorazione dei pastori di scuola bresciana, pure seicentesche. Le altre arcate sono cieche e forse nel progetto originale dovevano far posto ad altrettante cappelle, poi non costruite. Un cornicione aggettante segue in alto tutto il perimetro dell’edificio e fa da base di appoggio per un variegato gioco di volte a botte, decorate con rosoni di stucco e dipinte nel 1899 dal pittore Davide Beghè con un ciclo di affreschi.

L’opera artisticamente più pregevole è una Natività con S. Francesco e S. Caterina, datata 1584 e firmata dal pittore cremonese Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, trasportata a Carate nell’Ottocento dall’originaria collocazione in Santa Maria della Pace a Cremona. Di buona fattura è pure un San Carlo, collocato su una parete a fianco dell’altare maggiore, copia seicentesca di un noto quadro del Cerano. La controfacciata è occupata dalla cantoria e dall’organo costruito nel 1856 dalla prestigiosa bottega di Gerolamo Carrera e tornato in piena funzione, dopo anni di abbandono, grazie ai restauri del 1984.

A fianco del presbiterio, lateralmente al coro, fu eretto nel 1840 un ampio oratorio a pianta ottagonale dedicato a san Carlo e san Luigi. Oggi questo edificio è adibito a sacrestia

– Si potrà uscire dalla chiesa dalla porta laterale destra e tornare in piazza per ammirare

7.4) La colonna di S.Anatalone, 

primo vescovo di Milano, innalzata nel 1739 dalla Compagnia della Santa Croce come croce stazionale. Un basamento di granito rosa e una colonna barocca in arenaria sorreggono la statua del Santo che sostiene una grande Croce in ferro. Questo monumento probabilmente sostituì una precedente colonna d’età borromaica.

– Percorrere la via Dante Cesana superando la via Fabio Filzi,

la via Filzi era un’antica strada di uscita da Carate, detta Canterana, dove era una delle porte del borgo murato.

– Poco avanti a destra per la via.Nazario.Sauro (vecchia strada alla Cascina Pozzone)

si può ammirare la facciata della più antica casa caratese ritenuta sede dello

8) Hospitale dei Poveri fondato nel XIII sec. dal beato Pietro Zappelli, con bifora in cotto e murature di ciottoli disposti a spina pesce. L’Hospitale aveva diverse proprietà in Carate e dintorni, la principale presso San Salvatore a Seregno.

– Proseguire lungo la via N.Sauro sino all’incontro con la via Colombo dove si possono riscontrare le tracce del

9) Vecchio cimitero costruito nel 1790 dopo l’ordinanza che impediva le sepolture attorno alle chiese e nel centro abitato. Era di forma circolare e ospitò inizialmente anche Gian Domenico Romagnosi (1835) e del suo amico e mecenate Luigi Azimonti (1836).  Del cimiterino resta visibile una porzione del muro semicircolare dove è posta la cappellina con la statua della Madonna dei Vignoli.

– Al termine della via Colombo sorge la

10) Cappelletta della Madonna del Loghetto

eretta dopo l’epidemia di colera terminata nel 1855. Ai piedi della Madonna sono i santi Rocco e Sebastiano. L’immagine di Sebastiano, milite romano, ha probabilmente l’aspetto di sant’Alessandro a cui era dedicato un antico oratorio posto di fronte al luogo dove fu eretta la cappelletta.

– Tornare verso il centro del paese percorrendo la via san Simpliciano.

A metà via s’apre uno slargo davanti all’ottocentesca villa Battaglia con la torretta belvedere. La famiglia è ricordata per il patriota Giacomo Battaglia caduto a san Fermo nello scontro tra austriaci e garibaldini del 27 maggio 1859. La villa confinava con quella dei Confalonieri poi diventata casa di cura.

La via, una delle più vecchie del paese ai cui lati si aprono alcune corti caratteristiche, conduce nella precedente via Dante Cesana dove, superato l’incrocio con la via G.D.Romagnosi, ci si dirigerà a destra in via Damiano Chiesa

11) Corte c.d. degli Umiliati o Curt di Fini in via Damiano Chiesa

Questa antica e bella corte è attualmente in fase di recupero e restauro. Auspichiamo che possa essere visitabile in futuro per eventi culturali.  La corte, che si dice appartenuta agli Umiliati, è forse la prima domus caratese di quest’ordine giunto fra noi nel XIII secolo. Essa è situata nel vecchio vicolo della Rosa ed è parte del più antico nucleo abitato di Carate.

La parte nobile della casa ha ampi locali, racchiusi tra mura massicce, che si aprono verso il cortile sotto un lungo portico con colonne medievali in granito. Un lato del portico è occupato dal pozzo e dal vano scale. Il piano superiore è alleggerito da un loggiato aperto e sostenuto da colonnine. Il cortile è chiuso da altre costruzioni, adibite ad abitazione e a laboratori, dalle cui murature emergono frammenti di capitelli, mensole e colonne di granito che attendono un attento restauro.

12) Casa di Luigi Azimonti

che ospitò e aiutò tra gli anni 1822 e 1834 il filosofo patriota Gian Domenico Romagnosi. Qui è ricordato con una lapide: “Qui visse ore serene Gian Domenico Romagnosi, Principe del Pensiero 1761 – 1835”. L’illustre filosofo volle poi essere sepolto “nella sua” Carate.

– Al termine della via fare una piccola deviazione a destra per via Caprotti, sino a

13) Villa Confalonieri (ex Casa di Salute ora Clinica Zucchi)   Ultimata negli anni 80 del XVIII sec. dai conti Confalonieri, la famiglia che diede i natali al patriota risorgimentale Federico Confalonieri.  Dalla strada si nota la bella esedra semicircolare con il portale ad arco d’ingresso al giardino. La villa fu costruita a partire dal 1742 sul complesso già della casa umiliata di Santa Maria della Cassina. La chiesa dedicata a Santa Maria della Purificazione e a san Gottardo fu provvisoria e scomoda sede parrocchiale per il lungo periodo della ricostruzione della Chiesa Prepositurale.

– Ritornare indietro sulla via Caprotti verso

14) Villa comunale Cusani Confalonieri.

Il Complesso di Villa Cusani Confalonieri, situato in posizione strategica su un’altura, domina la valle del Lambro e, nonostante la trasformazione in villa signorile, conserva l’aspetto castellano con la sua torre di origine medievale. L’antico edificio detto “Casa della Torre” fu proprietà di Frà Gabriele Del Bene, cavaliere gerosolimitano (Ordine di Malta), custode del Tempio di Milano tra il 1441 e il 1486, e fondatore anche dell’annesso Oratorio quattrocentesco di santa Maria Maddalena. Tra la fine del Cinquecento e il Seicento Valerio Confalonieri trasformò il complesso nella sua residenza padronale. Fu dei Confalonieri, dei Cusani e dei Cito Filomarino sino al 1972 quando passò di proprietà pubblica.

Appena superato l’ingresso da via San Bernardo è allestita l’esposizione-museo del Corpo dei Vigili del Fuoco di Carate, la centenaria ed essenziale istituzione sostenuta dal marchese Ferdinando Cusani Confalonieri.

Museo dei Vigili del Fuoco

A destra del vialetto d’ingresso, all’inizio del giardino all’italiana con il suo labirinto di bossi, si erge l’Oratorio di Santa Maria Maddalena.  La facciata con rosone in cotto e portale si apre sulla via Caprotti e il collegamento con la villa è garantito da tre porte che si aprono sul fianco destro. Dentro si nota che l’oratorio è coperto da due volte a crociera con chiavi in marmo bianco raffiguranti l’Agnus Dei e la Madonna che allatta il Bambino.

La pala posta sull’altare, con Cristo in Croce e le pie donne con la Maddalena, è del pittore caratese Angelo Fumagalli (1990).

La villa ha una forma a U con un corpo centrale in cui gli ampi locali del piano terreno si aprono verso un portico poggiante su colonne di granito. Uno scalone a due rampe conduce alla galleria e al piano superiore. L’angolo ovest è occupato dal possente mastio in cui il restauro ha evidenziato l’antica merlatura guelfa.

Oratorio di Santa Maria Maddalena

 

Il parco si sviluppa su due livelli, oltre al giardino all’italiana, ed è formato da un grande spazio a prato digradante verso valle circondato da una corona di alberi d’alto fusto e da viali. Scendendo dai viali posti ai lati del parco si può raggiungere un cancello che si apre sul viale Giuseppe Mazzini, dove si trova l’edificio delle scuole elementari Romagnosi.

 

Il parco di Villa Cusani Confalonieri

Ritornando sui propri passi il percorso si conclude da dove è iniziato